Il mondo della posa in opera campana

di Chiara Poggi

Eumene Montuori

Con l’introduzione di nuovi formati ceramici, il concetto di superficie si amplia e acquisisce nuovi significati e impieghi, prestandosi alla visione di architetti e designer e diventando una vera e propria materia prima” per sviluppare nuove proposte progettuali dalle performance straordinarie.

In termini progettuali, il grande formato rende possibile dare vita a spazi e forme sempre nuovi da scoprire, con una versatilità senza precedenti. Ma quali aspetti tecnici devono essere tenuti in considerazione quando si progetta e si posa in opera una ceramica utilizzando questi formati? Come siamo arrivati nel tempo all’utilizzo delle nuove tecnologie per la posa? E quali sono le principali richieste del mercato campano?

Abbiamo chiesto il parere di un associato Assoposa, l’associazione nazionale che riunisce produttori, imprese di costruzione, rivenditori, distributori e posatori di piastrelle ceramiche e che ha contribuito, nel 2013, alla stesura della norma UNI 11493. Ci siamo quindi confrontati con Eumene MontuoriPiastrellista Professionista titolare della EM Posa Design di Palma Campania, Napoli.

Com’era il mondo della posa campana prima dell’avvento delle ultime tecnologie? 

Essendo molto giovane, quando ho iniziato esistevano già tecnologie innovative, però ricordo bene che da ragazzino vedevo mio padre (che è stato il mio mentore) effettuare la posa di mattonelle senza adesivo cementizio, ma utilizzando lo spolvero di cemento sul massetto, con sabbia e cemento appena tirato: il cosiddetto sistema a ribattere”, che a quei tempi era il più in voga credo per la maggior parte dei posatori della regione. 

Anni dopo mi sono imbattuto in un committente che ha richiesto per il marciapiede della sua casa di campagna proprio questa tipologia di posa. Per me, che già lavoravo con il collante, è stata un’esperienza nuova e, mentre mi cimentavo nel lavoro, pensavo proprio al fatto che negli ultimi decenni la posa campana - e credo anche quella del resto d’Italia - aveva avuto davvero una bella evoluzione

Per quanto riguarda i rivestimenti, le ceramiche venivano un tempo messe a mollo in un grande recipiente pieno di acqua e posate con la calce. Poi, verso metà anni ’80, sono stati introdotti i primi distanziatori, sostituendo le “fughe fai da te“. A quei tempi si iniziarono anche a vedere i primi sacchi di adesivo cementizio, la famigerata e odierna “Colla”.

Quali sono le principali richieste relative al metodo e alla tipologia di posa che ricevete?

Nel mio caso la richiesta maggiore è quella di aver minore fuga possibile tra una piastrella e l’altra. In teoria è possibile effettuare la posa senza fuga ma, in ogni caso, è sempre meglio farla, anche se con spessori più limitati: una fuga anche minima, come dice la normativa, è sempre consigliabile sia perché la fuga maschera possibili difetti dovuti a una complanarità non ottimale del rivestimento sia perché, così, il pavimento sarà meno rigido e, in definitiva, meno soggetto a rotture e crepe dovute ad assestamenti della struttura abitativa. Una posa con una fuga anche di soli 1-2 mm assicura insomma stabilità e maggiore longevità del rivestimento.

A seguire, tra le richieste più frequenti, troviamo quelle relative alla posa delle grandi lastre che hanno tra le peculiarità quella di riuscire a dare una percezione ottica di continuità di superficie, con fughe veramente strette che a loro volta vengono sigillate con tonalità che rispecchiano la tinta su tinta. La bellezza delle lastre, di cui sono “innamorato”, è rappresentata dalla versatilità assoluta: possono essere trasformate in un oggetto di arredo di design o addirittura in un top cucina e bagno. Ovviamente tutto ciò è raggiungibile solo dopo aver appreso le corrette metodologie tramite il conseguimento degli attestati Assoposa.

Altra cosa fondamentale alla riuscita di un lavoro a regola d’arte, tanto quanto i corsi professionali, è l’utilizzo di attrezzature specifiche per la lavorazione di questi formati XXL: senza di esse non riusciremmo ad effettuare gran parte dei lavori.

Continua a leggere l'intervista su Tile Italia 4/2021:

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